Con la lettera pastorale alla Chiesa d’Irlanda, a marzo il papa ha voluto segnare un tracciato molto chiaro sulle responsabilità soggettive e oggettive della Chiesa nei casi, purtroppo numerosi, di abusi sessuali sui minori.
Ha avuto parole molto dure verso i vescovi, e pur non invocando le loro dimissioni ha subito accettato quelle che gli sono state presentate.
Il cardinale Sean Brady, l’uomo più importante della Chiesa in Irlanda, è ora sotto accusa perché non intende dimettersi. A riguardo del vescovo Donal Murray, dimessosi nel 2009, Brady affermò che se si fosse trovato nella posizione di uno che, con mancanze nel suo comportamento, avesse permesso abusi sui minori, si sarebbe dimesso.
Recentemente è venuto alla luce che, nel 1975, proprio Brady partecipò a una specie di “processo interno” alla Chiesa, la cui “sentenza” fu di intimare il silenzio alle vittime di Brendan Smyth, un sacerdote che in seguito, fino al 1994, ha poi abusato di altri minori.
Da qui alla richiesta di dimissioni per il card. Brady il passo è stato brevissimo.
Ma Brady ha fatto sapere di non volersi dimettere. Ha dichiarato: “Sono giunto alla conclusione di stare al mio posto e fare la mia parte nell’aumento della protezione dei minori e anche nel rinnovamento della fede”.
Questo ha provocato un’ondata di critiche in tutto il Paese, essendo la sua posizione ormai compromessa. Ad alcuni le sue mancate dimissioni sono parse il segno che la Chiesa irlandese non intende veramente rinnovarsi.
Tutta l’Irlanda ieri e oggi s’interroga sulla decisione di Brady di non farsi da parte. E le voci critiche sono numerose, e comprendono anche diversi sacerdoti.
Tuttavia, a onor del vero, va detto che Brady ha chiesto ieri al papa di affidargli un aiutante per continuare a condurre la Chiesa irlandese. Sarà quindi la Santa Sede a scegliere se affiancare a Brady un semplice assistente ovvero un coaudiuvante, il quale è tradizionalmente candidato numero uno alla successione del cardinale in carica, e di fatto ne prende le veci da subito.
Ma sono in tanti a pensare che nel breve periodo anche l’eventuale coadiuvante non riuscirebbe a riportare credibilità nelle istituzioni religiose.