Inserito da: maxmelley | febbraio 9, 2010

Irlanda del Nord, finalmente la devolution

Dup e SF raggiungono l’accordo per “cedere” a Belfast i poteri su giustizia e polizia

La notizia non è una “bomba”, nel senso di novità assoluta, tuttavia rappresenta un tassello ulteriore per la pace in Irlanda del Nord.
E’ da più di dieci anni che si discute di “devolution”. Con il Good Friday Agreement (GDA) del 1998 si posero le basi iniziali della devoluzione di alcuni poteri da Londra a Belfast. Ma l’opposta intransigenza dei protestanti fedeli alla Corona inglese e dei cattolici repubblicani che sognano un’Irlanda unita ha causato più di un’impasse. Per l’accordo firmato stanotte, che entrerà in vigore il prossimo 12 aprile, non sarà più Londra a occuparsi direttamente di amministrare la giustizia e gestire i poteri di polizia.
Due nodi molto delicati, perché durante i Troubles proprio la polizia (che allora si chiamava Ruc) e l’ordinamento giudiziario sono stati duramente contestati da parte dei cattolici indipendentisti, e non a torto.

D’altra parte i protestanti più intransigenti vogliono andarci coi piedi di piombo. Non tanto i politici quanto l’elettorato che sta loro dietro, ormai pronto alla pace ma non, come si suol dire, senza se e senza ma. Temono che il pendolo, anziché fermarsi a metà, vada troppo dall’altra parte.

Un ostacolo a questo più che decennale processo di pace è il timore, manifestato sia da Londra sia dai protestanti nord-irlandesi, che la deposizione delle armi da parte dell’Ira non fosse sincera. A questo proposito destò scalpore la richiesta del Dup, nel 2004, che le dismissioni di armi fossero fotografate. Ma dal 2005 non c’è dubbio che l’Ira abbia rinunciato alla lotta armata. E’ vero, resistono alcune formazioni dissidenti (Real Ira, Continuity Ira e altre) che ogni tanto cercano di alzare lo scontro, ma non dispongono di quella presa popolare che negli anni ’70 rendeva eroi i capi militari dell’Ira, quando la formazione paramilitare serviva (anche) a difendere i quartieri cattolici dalle angherie, a volte armate, e spesso indisturbate, dei protestanti più facinorosi.

Nel concreto, l’accordo raggiunto in queste ore prevede che la polizia nord-irlandese (la Pnsi), che oggi conta solo il 25% di cattolici nel proprio organico, gestita direttamente da Belfast possa arrivare a rappresentare meglio la comunità cattolica e sia comunque davvero “super partes”. Si istituirà inoltre il ministero della giustizia all’interno dell’esecutivo di Belfast. E’ possibile, ma ancora non certo, che venga affidato a David Ford, leader dell’Alliance Party, una formazione liberale minoritaria che ha sempre promosso la costruzione di una società condivisa tra le due comunità.

Ma nell’accordo è stato anche definito con precisione il percorso della marcia annuale organizzata dagli orangisti nelle zone cattoliche, che sempre crea parecchi problemi di ordine pubblico.
I costi del trasferimento dei poteri saranno coperti da Londra, si calcola che la spesa sarà di circa 920 milioni di euro.
Il raggiungimento dell’accordo tra Dup e Sinn Fein ha scongiurato l’ennesima (molto) probabile sospensione dell’autogoverno di Belfast da parte delle autorità londinesi. Ma non è stato un lavoro semplice. Soltanto l’1 febbraio il premier Peter Robinson, dopo una riunione interna del Dup, aveva dichiarato che il suo partito non era pronto all’accordo. Secondo la Bbc, 14 deputati del Dup del parlamento di Belfast avevano minacciato le dimissioni dal partito se l’accordo fosse stato fatto.

Favorevoli i commenti sia a Londra sia a Dublino, anche perché nelle ultime battute della trattativa si sono impegnati in prima persona Gordon Brown (premier britannico) e Brian Cowen (premier irlandese). Anche David Cameron, leader dei conservatori inglesi, la cui amicizia con Dup e Uup è più forte che mai, ha avuto parole d’elogio per l’accordo. E’ possibile perfino che qualche membro dei Tories abbia esercitato velate pressioni sul Dup negli ultimi giorni, anche se non c’è riscontro su questo punto.

Tutto bene, dunque? Non ancora, non del tutto. L’Uup, escluso dalla negoziazione, ha infatti dichiarato di voler leggere il testo dell’accordo prima di esprimersi. Ma con il Dup ormai d’accordo sulla data del 12 aprile, sembra che non vi sia spazio per ulteriori fermate improvvise.

Inserito da: maxmelley | gennaio 9, 2010

Iris Robinson, il giovane amante e i soldi dello Stato

Nel giugno 2008 abbiamo dato ampio risalto alle poco “corrette” dichiarazioni della deputata del parlamento nord-irlandese Iris Robinson, che aveva dichiarato che i gay sono malati da curare con la psichiatria.
La Robinson aveva definito “abomination” l’omosessualità.
Ciò aveva creato un incidente politico ai massimi livelli anche perché il marito, Peter Robinson, era già primo ministro dell’Irlanda del Nord in carica, in quanto segretario del maggiore partito, il Democratic Unionist Party, un movimento protestante fondamentalista.

Peter Robinson aveva dovuto in tutta fretta dichiarare che, dal punto di vista politico, lui e il suo governo erano e sarebbero stati impegnati a difendere sempre e comunque i diritti delle minoranze anche sessuali.
La moglie aveva però rincarato la dose, affermando di avere parlato da cristiana, e aveva aggiunto comunque di “amare gli omosessuali” perché si condanna il peccato ma non i peccatori, e anzi amare i peccatori è il vero comportamento dei cristiani.

Chissà se all’avvenente Iris Robinson, classe 1949, è tornata in mente questa sua frase nei giorni scorsi, quando ha dovuto ammettere pubblicamente di avere avuto un amante molto giovane. Iris Robinson aveva fatto scalpore quando tifò per Barack Obama in quanto l’avversaria interna Hillary Clinton, a suo dire, non avrebbe potuto come donna sopportare il tradimento del marito Bill, e se lo sopportò fu solo per calcolo politico.
Iris Robinson ora ha dovuto ammettere la stessa cosa, il tradimento. E per di più con un (allora) 19enne.

La relazione, datata 2008, pare sia andata avanti per 18 mesi, finché Iris, forse presa dal rimorso, non l’ha troncata, per poi (in preda ai sensi di colpa) tentare anche il suicidio nel marzo 2009.
Lo scandalo non è solo “boccaccesco”. Ci sono infatti di mezzo molti soldi. Pare che vi sia un’elargizione diretta di 25mila sterline a favore del giovane perché aprisse un bar, ma non sarebbe tutto qui. La Bbc sta indagando, e si parla di soldi pubblici per finanziare l’attività.

La Robinson dunque, che in passato ci aveva abituati a veri e propri sermoni fondamentalisti sulla religione, fino quasi al punto di mischiare un cristianesimo intransigente con la politica, oggi deve dare parecchie spiegazioni: sull’uso privato di fondi dello Stato, sul giovane amante e (dulcis in fundo) sul fatto che il giovane amante sia cattolico. Il che forse, nei corridoi delle sedi del Dup, è lo scandalo maggiore.

A noi in verità della vita privata della signora Robinson interessa poco, anche perché non siamo suoi concittadini. Curioso è comunque notare, ancora una volta, come l’intransigenza a parole nasconda spesso molta ipocrisia.

Inserito da: maxmelley | gennaio 8, 2010

Irlanda del Nord, attentato contro un poliziotto

Un’autobomba esplosa nel centro di Randalstown (una cittadina a nordovest di Belfast, che conta 5mila abitanti di cui il 70% cattolici) ha rischiato di uccidere un poliziotto che stava per andare a lavorare.
E’ accaduto questa mattina, e secondo i primi rilevamenti la bomba era pensata, appunto, per uccidere. Preoccupante?
Non più di tanto. Sì, questo attentato si somma a quelli, mortali, dello scorso marzo, e tuttavia non sembra che le formazioni estremiste repubblicane, quasi certamente responsabili anche della bomba odierna, possano ottenere un appeal anche solo della metà rispetto a quello, fortissimo, su cui contavano negli anni ‘70 e ‘80. In realtà la gente nord-irlandese, anche quella repubblicana e cattolica, è ben lontana dall’augurarsi che torni quel clima.
Qualcuno disposto a tirar fuori la pistola o piazzar bombe, purtroppo, si troverà sempre in Irlanda del Nord, e i poliziotti (un tempo simbolo, non del tutto a torto, dell’angheria dei protestanti contro i cattolici) sono un facile bersaglio, anche se la polizia è cambiata del tutto.
Basti pensare che l’agente ferito oggi è un membro della Gaa, l’associazione di giochi tradizionali gaelici.

Inserito da: maxmelley | dicembre 21, 2009

Gerry Adams choc: mio padre abusò di noi

Gerry Adams, leader del Sinn Fein, mette sotto choc l’Irlanda. Tutto nasce dalla rivelazione che suo padre, deceduto circa sei anni fa, abusò dei figli e dei familiari.
Adams ricorda che, ai funerali, ci fu in famiglia il dibattito se coprire la bara del genitore con il tricolore irlandese oppure no: vinse il sì perché la famiglia non aveva ancora deciso come comportarsi pubblicamente al riguardo della terribile verità, e non coprire la bara col tricolore avrebbe fatto nascere sospetti e domande scomode.
Racconta: «E’ stato un grande dilemma, sono un repubblicano ma anche un essere umano. Non volevo che fosse sepolto con il tricolore, pensavo che non lo meritasse. Se però mi fossi opposto avrei dovuto spiegare il perché: non l’ho fatto, ma lui che avrebbe potuto essere circondato dall’affetto dei suoi cari è morto solo».

Adams ha dichiarato di aver saputo, dunque indirettamente ha ammesso di non ricordare oppure di non essere stato vittima diretta, ma è certo che il fratello Liam, anch’egli membro del Sinn Fein, abbia subito violenze. E non solo: Liam Adams è ora accusato dalla figlia Aine Tyrell, nipote di Gerry Adams, delle stesse violenze. Come se il “virus” si fosse trasmesso.
Ed è stato proprio zio Gerry Adams, sembra, a convincere la nipote a uscire dall’anonimato e denunciare il padre, affinché la vicenda serva da mònito per aiutare tutti i minori in questa condizione.

La notizia ha fatto il giro del mondo, a occuparsene tutti i giornali e le televisioni. Mentre negli ambienti unionisti ultranzisti iniziano a sprecarsi interpretazioni psicologiche della militanza rivoluzionaria di Gerry Adams, l’Irlanda in generale si interroga sulla terribile verità delle violenze sessuali sui minori. Dopo le dimissioni di un vescovo (una settimana fa) per avere coperto i preti pedofili e la durissima presa di posizione del Papa in merito, sembra che i due capisaldi della società irlandese (la Chiesa e la famiglia) siano i luoghi più pericolosi per i minori.

Inserito da: maxmelley | novembre 19, 2009

Mondiali, la Francia ruba la qualificazione all’Irlanda

Torniamo ad aggiornare questo blog. E lo facciamo parlando di sport. Di vero sport. Di quando lo sport è esempio (positivo e negativo).
Chi ha visto ieri sera la partita di calcio tra Francia e Irlanda, a Parigi, cioè il ritorno dei play-off per la qualificazione ai mondiali del Sudafrica, ha avuto la conferma che la nazionale guidata da Trapattoni si meritasse un posto. Più dei francesi che, secondi dietro l’Italia nel 2006, hanno particolarmente deluso in quanto a prestazioni.
Il calcio, come tutti sanno, ha una regola non scritta: la palla è rotonda, e non sempre la squadra che merita di vincere, vince. Tuttavia finché la sconfitta accade per caso fortuito, si può sorvolare: succede.
Quando invece la sconfitta accade perché un arbitro (dolosamente o colposamente, non lo sapremo mai, ma Calciopoli ha insegnato che può essere anche dolosamente) non vede un chiaro fallo di mano e convalida un gol invalido, l’unica reazione che si può avere è quella di incazzarsi terribilmente.

Il Trap, invece, ha cercato di mantenere la calma ai microfoni di Rte, come si può vedere da questo video:

Spiace vedere eliminata una squadra che ha giocato così bene, spiace ancora di più che ciò avvenga per colpa di un errore arbitrale. Con Michel Platini, francese, a capo dell’Uefa, oggi pensano tutti male. E del resto, nella cronaca ospitata dal sito ufficiale dell’Uefa, non una parola sul fallo di mano di Henry. E questo mentre invece i giornali francesi (su carta e online) continuano a scrivere di vergognarsi della qualificazione.

Ora gli sportivi veri dovrebbero sperare che la Francia perda tutte le partite del mondiale e se ne vada a casa anzitempo. E’ il minimo. Ma si potrebbe fare anche qualcosa d’altro. Ad esempio: tutte le squadre che giocheranno contro la Francia da qui al 2010 (mondiali compresi), potrebbero far indossare una fascia tricolore irlandese in testa ai propri giocatori.
La terra d’oltralpe, che sia chiaro, non dovrà dimenticarsi facilmente di questo assurdo regalo antisportivo.
Concludiamo con un altro video. Francia-Irlanda, 2007. I tifosi ospiti cantano l’inno nazionale francese.
Monsieur Platini, è quello visto ieri sera a Parigi il ringraziamento?

Inserito da: maxmelley | ottobre 4, 2009

L’Irlanda dice sì al Trattato di Lisbona

Voto irlandese 2009 trattato LisbonaE’ al di là delle aspettative più rosee il risultato del nuovo referendum sul Trattato di Lisbona, che ha visto gli irlandesi esprimersi il 2 ottobre per la seconda volta dopo la vittoria dei “no” risalente a giugno 2008.
Stavolta il 67,1% degli elettori ha votato “sì”, capovolgendo letteralmente il risultato di un anno e mezzo fa (immagine a lato, tratta da Irish Times).
All’epoca solo la parte più produttiva del Paese aveva scelto il “sì”: per la precisione 10 circoscrizioni su 43, tra cui cinque a Dublino città. Completamente diverso il risultato di stavolta: soltanto in due circoscrizioni (entrambe nel Donegal) ha prevalso il “no”, e di strettissima misura (mentre era stato, lassù, un trionfo di “no” nel 2008).
Come spiegare questo capovolgimento?
Ci sono varie ragioni. Gli irlandesi hanno compreso che una terza possibilità, Bruxelles non gliel’avrebbe concessa. E che l’Europa si preparava ad andare “a due velocità” se l’Irlanda avesse ancora bocciato il Trattato di Lisbona, trascinandosi il probabile “no” conseguente di Polonia e Repubblica Ceca (che per ratificare il Trattato aspettavano proprio il risultato di Dublino).
Inoltre l’Irlanda, molto gelosa della sua neutralità, ha avuto la garanzia di un membro permanente nella nuova Commissione, che invece sarà a rotazione per gli altri Paesi. E’ stato rilevato che si tratta di concessioni molto forti per un Paese che conta circa l’1% della popolazione dell’Ue, ma necessarie per arrivare a sistematizzare (con il Trattato di Lisbona) le istituzioni comunitarie.
Ha fatto la sua parte la Ryanair, l’impresa più rappresentativa del Paese, che è scesa in campo con 200mila euro investiti in pubblicità per ricordare ai connazionali che, senza le norme antimonopolistiche europee, nessuno avrebbe potuto scalfire Aer Lingus: invece la Ryanair non solo è nata ma è diventata la compagnia aerea più importante d’Europa, incrementando sia la mobilità degli irlandesi sia quella degli europei verso l’Irlanda, con evidenti benefici economici.
Da ultimo, la schiacciante vittoria del “sì” è stata possibile perché gli irlandesi hanno resistito alla tentazione di trasformare questo referendum in una lotteria pro o contro il governo in carica di Brian Cowen, ai minimi storici di popolarità per non aver ancora saputo risolvere la gravissima crisi economica. L’Irlanda, primo Paese europeo a cadere in recessione durante questa crisi, deve ora fronteggiare una disoccupazione del 12,5% che è ben lontana dagli standard a cui gli irlandesi s’erano abituati dai tempi della Tigre Celtica.

Inserito da: maxmelley | luglio 2, 2009

Dublino sotto l’acqua

La pioggia che mediamente cade a Dublino in quindici giorni è stata registrata ieri alla stazione di rilevamento dell’aeroporto in un’ora. L’effetto di un simile acquazzone è stato che nella capitale molte strade si sono completamente allagate. La giornata è iniziata male a Dublino, le vie non erano praticabili e chi ci ha provato lo stesso si è trovato come in mezzo a veri e propri fiumi.
Ma dopo qualche ora è tornata la normalità pressoché ovunque. La DART (la ferrovia urbana) ha ripreso con regolarità il servizio interrotto nelle prime ore della mattinata, e la maggior parte dei semafori è stata riparata o lo sarà nelle prossime ore.
Grande spavento e una quarantina di evaquazioni preventive a Clanmoyle Road e a Sherrad Street, e qualche piccolo problema si è riscontrato all’Ospedale di Madre Misericordiosa dove è crollato un tetto nell’ala più vecchia dell’edificio, causando il trasferimento immediato di alcuni degenti.
Il peggio è comunque passato.

(fonte: Rte.it, Irish News)

Inserito da: maxmelley | giugno 11, 2009

Elezioni europee, tonfo del governo di Dublino

Le previsioni della vigilia sono state rispettate: il governo irlandese, e il suo partito più importante (il Fianna Fail), ha avuto un tonfo, dovuto probabilmente alla pesante crisi economica che ha investito il Paese e alla sensazione che FF e premier abbiano “navigato a vista” più che prendere seri provvedimenti anti-crisi.
L’immagine del governo è insomma molto bassa oggi in Irlanda, e il Fine Gael, di centro, affiliato al Ppe, diventa primo partito con il 29% dei consensi. Il Fianna Fail è staccato (24%), buono il successo dei laburisti e la tenuta del Sinn Fein (entrambi sopra il 10%).
Delude invece Libertas, il partito pan-europeo (si candidava in svariati Paesi dell’Ue) nato proprio in Irlanda in occasione del referendum sul Trattato di Lisbona (Libertas fece grande campagna per il vittorioso “no”).

La piccola rivoluzione è confermata dai dati circoscrizionali. L’Irlanda è suddivisa in quattro circoscrizioni, ciascuna delle quali elegge tre eurodeputati (prima, la circoscrizione della capitale ne eleggeva quattro).
A Dublino e dintorni sono fuori dal Parlamento europeo due dei quattro uscenti: Eoyn Ryan (Fianna Fail) e Mary Lou McDonald (Sinn Fein). Confermati ai primi due posti gli uscenti Gay Mitchell (Fine Gael) e Proinsiass De Rossa (Laburisti).
Il candidato del Fianna Fail è terzo per numero di prime preferenze (il sistema elettorale è quello del voto singolo trasferibile) ma viene superato dal candidato socialista Joe Higgins per le seconde preferenze: questi conquista quindi il terzo seggio dublinese.
Nella circoscrizione Est sono rieletti i due uscenti del Fine Gael (McGuinness) e del Fianna Fail (Aylward). A loro s’aggiunge Nessa Childers, con esperienze a livello locale nei Verdi e dal 2008 passata ai Laburisti. Il Fine Gael perde qui, dunque, un seggio (ne aveva due su tre).
Nel Nord-Ovest il panorama era più vario. Ben 13 candidati di cui 6 indipendenti, nonché il leader di Libertas Declan Ganley che però finisce quarto con il 13,6% (ottimo risultato rispetto ai colleghi di partito nelle altre circoscrizioni, ma non sufficiente a staccare il biglietto per Bruxelles.
Prima è l’uscente indipendente Marian Harkin, poi il Fianna Fail e il Fine Gael.
Nel Sud, tra gli uscenti ce la fa solo Brian Cowley (Fianna Fail, ma visto come lontano dalle politiche governative), gli altri seggi vanno al Fine Gael e ai Laburisti (che si sostituiscono a una indipendente).

Tirando le somme, il Fine Gael è primo partito nei seggi conquistati (quattro), segue il Fianna Fail (tre), ma entrambi questi partiti perdono un seggio.
A ruota i laburisti (tre seggi anche per loro, conquistandone due) e un’indipendente confermata. Entra a Bruxelles in quota irlandese il Partito socialista.

In Irlanda del Nord la lettura dei dati potrebbe fare gridare alla rivoluzione: primo partito delle Sei Contee è il Sinn Fein col 26%. Sarà ancora Bairbre de Brun a rappresentare il partito repubblicano pan-irlandese a Bruxelles. Seconda è Diane Dodds del Democratic Unionist Party (che è il primo partito dell’Irlanda del Nord), terzo l’uscente James Nicholson dell’Uup, che per l’occasione ha creato un cartello elettorale con i conservatori della Gran Bretagna (si chiama Conservatives and Unionists) con lo scopo di portare in Irlanda del Nord la terminologia politica abituale di Londra.
Il primato del Sinn Fein, comunque, si spiega solo con la presenza in campo unionista dell’uscente Jim Allister, ex Dup, che ha fondato la Traditional Unionist Voice e ha conquistato una percentuale di tutto rispetto pur finendo quinto.
Buono infine, anche se ovviamente non sufficiente, il 5,5% conquistato dal partito liberale del Nord-Irlanda, l’Alliance Party.

Inserito da: maxmelley | aprile 12, 2009

Moldova: anche in Irlanda la protesta anticomunista

Com’è noto, nella Repubblica di Moldova è scoppiato il caos all’indomani delle elezioni del 5 aprile con le quali il partito comunista locale, sfiorando il 50% dei voti, ha consolidato la maggioranza assoluta dei seggi e, salvo sorprese, si prepara a governare anche per il prossimo mandato.
Le opposizioni dei tre partiti liberali (Moldova Nostra, Partito Liberale e Partito Liberaldemocratico) hanno immediatamente organizzato una protesta di piazza che è sfociata nell’assalto del Palazzo presidenziale a Chisinau, dove un manipolo di studenti ha issato la bandiera rumena (la Moldova è storicamente legata alla Romania) e quella dell’Unione Europea.
Rimando a un mio articolo su L’Opinione per una cronaca di quanto è successo.

La Moldova è un Paese di migranti, questo fa sì che in Europa occidentale esistano forti comunità. Si calcola ad esempio che in Italia risiedano stabilmente circa 100mila moldavi. E l’Italia è stata la nazione dove i moldavi all’estero hanno votato di più (circa 2700 elettori).
I moldavi all’estero tendono a privilegiare nettamente i partiti liberali rispetto a quello comunista, ma in Italia non si hanno notizie di dimostrazioni di piazza a sostegno della protesta a Chisinau.
Non così in altri Paesi, tra cui Francia, Regno Unito e anche Irlanda: a Dublino c’è stata, per due giorni, una concentrazione di cittadini moldavi in solidarietà a chi protestava in patria.
Sono circa 6mila i moldavi residenti in Irlanda. Ecco un video della manifestazione a Dublino, altri si trovano su Youtube.

Inserito da: maxmelley | aprile 12, 2009

Storey: ascoltare la voce dei dissidenti repubblicani

Bobby Storey, ora dirigente del Sinn Fein di Belfast, è stato a lungo in prigione ed è un ex membro della Provisional Ira. La stessa di cui faceva parte McGuinness, il suo leader di partito.
Storey è uscito dalla lotta armata, ma ne conosce alla perfezione le regole scritte e non scritte, le mappe di potere, le sigle minori tra cui la Real Ira e la Continuity Ira, che hanno fatto parlare di sé il mese scorso.

Storey è intervenuto per commentare gli omicidi e invitare la “netta minoranza” che vuole la lotta armata a non porsi al di fuori della comunità repubblicana con azioni che, a suo dire, sono un tentativo di destabilizzare la “linea McGuinness-Adams” e del Sinn Fein. Allo stesso modo Storey ritiene che la comunità repubblicana abbia il dovere di ascoltare anche la voce dei dissidenti.
Storey non mette però in dubbio che la linea del Sinn Fein sia quella giusta, perché se da un lato il Regno Unito ha mostrato di non saper sconfiggere l’Ira, dall’altro l’Ira ha mostrato di non saper vincere la battaglia militare.

Da ultimo, Storey ha messo in luce che la ripresa delle attività militari dei dissidenti potrebbe far pensare a un’azione dimostrativa in concomitanza con la Pasqua: questo periodo, infatti, assume valenze importanti nella simbologia repubblicana, a partire dall’insurrezione del lunedì di Pasqua nel 1916, durante la quale Patrick Pearse proclamò la Repubblica d’Irlanda a Dublino.

(fonte: Belfast Telegraph)

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