Dup e SF raggiungono l’accordo per “cedere” a Belfast i poteri su giustizia e polizia
La notizia non è una “bomba”, nel senso di novità assoluta, tuttavia rappresenta un tassello ulteriore per la pace in Irlanda del Nord.
E’ da più di dieci anni che si discute di “devolution”. Con il Good Friday Agreement (GDA) del 1998 si posero le basi iniziali della devoluzione di alcuni poteri da Londra a Belfast. Ma l’opposta intransigenza dei protestanti fedeli alla Corona inglese e dei cattolici repubblicani che sognano un’Irlanda unita ha causato più di un’impasse. Per l’accordo firmato stanotte, che entrerà in vigore il prossimo 12 aprile, non sarà più Londra a occuparsi direttamente di amministrare la giustizia e gestire i poteri di polizia.
Due nodi molto delicati, perché durante i Troubles proprio la polizia (che allora si chiamava Ruc) e l’ordinamento giudiziario sono stati duramente contestati da parte dei cattolici indipendentisti, e non a torto.
D’altra parte i protestanti più intransigenti vogliono andarci coi piedi di piombo. Non tanto i politici quanto l’elettorato che sta loro dietro, ormai pronto alla pace ma non, come si suol dire, senza se e senza ma. Temono che il pendolo, anziché fermarsi a metà, vada troppo dall’altra parte.
Un ostacolo a questo più che decennale processo di pace è il timore, manifestato sia da Londra sia dai protestanti nord-irlandesi, che la deposizione delle armi da parte dell’Ira non fosse sincera. A questo proposito destò scalpore la richiesta del Dup, nel 2004, che le dismissioni di armi fossero fotografate. Ma dal 2005 non c’è dubbio che l’Ira abbia rinunciato alla lotta armata. E’ vero, resistono alcune formazioni dissidenti (Real Ira, Continuity Ira e altre) che ogni tanto cercano di alzare lo scontro, ma non dispongono di quella presa popolare che negli anni ’70 rendeva eroi i capi militari dell’Ira, quando la formazione paramilitare serviva (anche) a difendere i quartieri cattolici dalle angherie, a volte armate, e spesso indisturbate, dei protestanti più facinorosi.
Nel concreto, l’accordo raggiunto in queste ore prevede che la polizia nord-irlandese (la Pnsi), che oggi conta solo il 25% di cattolici nel proprio organico, gestita direttamente da Belfast possa arrivare a rappresentare meglio la comunità cattolica e sia comunque davvero “super partes”. Si istituirà inoltre il ministero della giustizia all’interno dell’esecutivo di Belfast. E’ possibile, ma ancora non certo, che venga affidato a David Ford, leader dell’Alliance Party, una formazione liberale minoritaria che ha sempre promosso la costruzione di una società condivisa tra le due comunità.
Ma nell’accordo è stato anche definito con precisione il percorso della marcia annuale organizzata dagli orangisti nelle zone cattoliche, che sempre crea parecchi problemi di ordine pubblico.
I costi del trasferimento dei poteri saranno coperti da Londra, si calcola che la spesa sarà di circa 920 milioni di euro.
Il raggiungimento dell’accordo tra Dup e Sinn Fein ha scongiurato l’ennesima (molto) probabile sospensione dell’autogoverno di Belfast da parte delle autorità londinesi. Ma non è stato un lavoro semplice. Soltanto l’1 febbraio il premier Peter Robinson, dopo una riunione interna del Dup, aveva dichiarato che il suo partito non era pronto all’accordo. Secondo la Bbc, 14 deputati del Dup del parlamento di Belfast avevano minacciato le dimissioni dal partito se l’accordo fosse stato fatto.
Favorevoli i commenti sia a Londra sia a Dublino, anche perché nelle ultime battute della trattativa si sono impegnati in prima persona Gordon Brown (premier britannico) e Brian Cowen (premier irlandese). Anche David Cameron, leader dei conservatori inglesi, la cui amicizia con Dup e Uup è più forte che mai, ha avuto parole d’elogio per l’accordo. E’ possibile perfino che qualche membro dei Tories abbia esercitato velate pressioni sul Dup negli ultimi giorni, anche se non c’è riscontro su questo punto.
Tutto bene, dunque? Non ancora, non del tutto. L’Uup, escluso dalla negoziazione, ha infatti dichiarato di voler leggere il testo dell’accordo prima di esprimersi. Ma con il Dup ormai d’accordo sulla data del 12 aprile, sembra che non vi sia spazio per ulteriori fermate improvvise.
E’ al di là delle aspettative più rosee il risultato del nuovo referendum sul Trattato di Lisbona, che ha visto gli irlandesi esprimersi il 2 ottobre per la seconda volta dopo la vittoria dei “no” risalente a giugno 2008.